Conversazioni #3 - Ma quale pace?
A trent'anni dal massacro di Srebrenica, con gli occhi su Gaza: guerre, genocidi, narrazioni, diritti e responsabilità
Roma, 10 dicembre 2025 – La pace non è mai un dato scontato, ma una conquista fragile, spesso negata. Non da ora e non da ieri. Gaza: il caso più drammatico ed emblematico oggi, ma certamente non l’unico. Secondo il Global Peace Index, oggi nel mondo si consumano 56 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Coinvolgono circa 92 paesi e sono causa di oltre 100 milioni di sfollati e di oltre 233.000 vittime solo nel 2024. Per cui la domanda è una, ed è lecita: ma quale pace?
Da qui muove il terzo appuntamento della rassegna Conversazioni. Coordinate sgrammaticate di democrazia, con cui ÀP – Antimafia Pop Academy – giovedì 18 dicembre, alle ore 18, negli spazi di Via Contardo Ferrini 83 – torna a parlare di attualità e di violazione dei diritti umani con gli occhi puntati su Gaza e a trent’anni da una delle pagine più buie della storia europea: il massacro di Srebrenica, avvenuto l’11 luglio 1995, con l’uccisione di oltre 8000 bosniaci musulmani, sotto la responsabilità delle Nazioni Unite.
A dialogare sulle responsabilità, sui diritti calpestati e sulle narrazioni distorte ci saranno Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, e Valerio Nicolosi, giornalista presso Fanpage e Micromega.
Noury, co-autore di Genocidi (People, 2025), porta la voce di chi non ha mai smesso di denunciare genocidi, apartheid e violazioni sistematiche, denunciando l’inerzia internazionale che ripete schemi già visti e sbagliati. Nicolosi, autore di C’era una volta Gaza. Vita e morte del popolo palestinese (Rizzoli, 2024) e di Attraversare i confini (Utet, 2025), arricchirà la riflessione con il suo contributo giornalistico e le sue analisi critiche.
Trent’anni fa, a Srebrenica, migliaia di vite furono strappate via in una delle pagine più nere della storia europea, e oggi Gaza piange morti e feriti sotto un assedio che sembra non avere fine. È una ferita aperta, che ci interpella sulla nostra capacità di scegliere da che parte stare.
Dietro ogni cifra, ogni nome, ogni storia di violenza, c’è un mondo spezzato, un’umanità tradita che ci chiede di agire, di non rimanere spettatori passivi. Per questo il dialogo vuole andare oltre i dati e mettere al centro la nostra scelta collettiva: quella di non voltare lo sguardo, di costruire un immaginario capace di rompere l’assedio non solo fisico ma anche culturale e politico.



